
Disabled
Come affrontare un account disabilitato alla registrazione
Era la notte di Capodanno del 2020 quando, a mezzanotte, sono tornato a iscrivermi a Facebook.
Stavolta non con il mio pseudonimo da autore fantasy Jordan River, ma con il mio vero nome. In pochissimi a saperlo, in ancora meno a sapere delle mie successive vicissitudini.
Già, perchè appena iniziati i controlli di sicurezza, il caro Facebook mi ha molto cortesemente messo alla porta. Dapprima il blocco in attesa di revisione del profilo, dopo qualche giorno la disabilitazione dell’account.
Disabled Account
Va bene, nessun problema, Facebook. Fammi capire il perchè mi hai disabilitato. In fondo, capisco che la tua policy sia cambiata e vuoi verificare che la gente sia reale e non l’ennesimo profilo fake che poi ti fa imbestialire con pubblicazioni fasulle delle quali devi rendere conto agli organismi competenti.
Con pazienza e fiducia, mi adeguo alle procedure e seguo passo passo quanto richiesto: chiedo la verifica tramite form online, invio la mia foto con la foto del mio documento d’identità. Risultato? Dopo giorni di attesa, nulla.
Rifaccio la procedura, provo a contattare Facebook su ogni altro social disponibile dove ho un account e dove vedo che fa attività (Twitter e Linkedin) ma nessuno si degna di darmi il benchè minimo cenno di vita. Inizio a spazientirmi. La cosa che più mi lascia incredulo è che per anni ho vissuto su Facebook con un account iscritto con pseudonimo, senza manco una foto mia in profilo e nessuno mi ha detto nulla. Oggi che mi iscrivo con il mio faccione e tanto di carta d’identità, telefono con verifica codice e conferma via email, Facebook non mi vuole.
Da quel punto in avanti inizia una trafila di tentativi, ricerche, email che mi porta a scoprire una mondo che non conoscevo: il mondo dei “disabled account” di Facebook senza un perchè. Ero finito nel limbo degli account.
La cosa più impressionante è che, oltre ad essere MILIONI gli account sospesi, la maggior parte dei commenti lasciati dai rispettivi proprietari era sempre la medesima: nessuno ha detto loro il perchè.
Il punto più negativo non è la disabilitazione in sè, ma la totale mancanza di risposte e di customer care da parte del colosso dei social. Tanto è impegnato nelle implementazioni tecnologiche, nel seguire progetti e puntare su una riqualificazione della propria credibilità online, tanto fallace è nella gestione dei suoi milioni di utenti.
La Soluzione
Per farla breve, mi sono appellato al DPO di Facebook, inviando una email circostanziata e particolareggiata dove ho indicato i seguenti punti:
- Tutti i tentativi fatti seguendo le loro procedure online, senza ricevere l’email promessa dal popup
- Tutte le email inviate agli account email info@facebook.com e disabled@facebook.com, senza ricevere riscontro
- Tutti i contatti tramite post e chat sui social sopra menzionati, senza ricevere alcuna risposta
- Menzione del fatto che Facebook stava detenendo copia dei miei documenti di identità (ergo dati sensibili) senza permettermi di accedere al servizio
- Richiesta di ricevere risposta alla mia richiesta entro e non oltre una certa data O una spiegazione su dove avessi contravvenuto ai Termini e Condizioni al fine di mettermi in regola e ottenere l’utilizzo del servizio
- Menzione di prossima segnalazione agli organi competenti per la tutela dei miei diritti
Ne è seguito un momento di silenzio digitale, durante il quale io non ho più fatto nulla con loro e mi sono dedicato ad altri progetti.
Nel giorno stesso in cui davo vita a un progetto collaterale dedicato agli account disabilitati di Facebook… OPS!
Mi arriva una email del DPO di Facebook che mi comunica che dopo una attenta revisione della mia posizione, ora posso utilizzare l’account.
Et voilà, sono tornato su Facebook.
Non so se accogliere questi tre mesi di attesa e crucci vari con una risata o con una silenziosa accettazione dei fatti. Di certo c’è che un “disabled account” meriterebbe più attenzione da parte del primo social network a livello mondiale per numero di utenti.
La Beffa
Per strapparvi un sorriso amaro, vi menziono anche questo. Durante la mia ricerca di un modo per sbloccare la mia posizione, ecco che scopro che esistono figure non ben identificate che scorrazzano sui social offrendosi di “recuperare” (con successo a quanto pare, leggendo i commenti) i “disabled account”. Non solo di Facebook, ma di Instagram e chissà quanti altri social.
Li contatti, gli mandi i tuoi riferimento dell’account, paghi e loro fanno in modo di ridarti l’accesso, non voglio sapere come.Ammetto di aver pensato molto, molto male. Non rispetto a queste persone che magari fanno il loro mestiere e uno sceglie liberamente se avvalersi o meno del loro servizio.
Ma il mio medesimo dubbio non viene anche a voi?
Quanti avrebbero la mia pazienza nell’attendere di sbloccare la situazione normalmente, rispetto a pagare e vedere subito riabilitato il proprio account? Magari un account con il quale si è costruita una professione, si sono stretti legami di lavoro, si sono conclusi affari? Sono aspetti del mondo digitale sul quale vi invito a riflettere, consigliando sempre la medesima cosa: prudenza.
Il Contatto
Sono diventato molto sensibile a questo aspetto dei “disabled account”, dopo averlo vissuto. Davvero non sapevo che esistesse una simile pletora di persone che dall’oggi al domani si sono trovate fuori da Facebook. Badate bene: non mi riferisco a persone che lo utilizzano per svago e divertimento. Ma per lavoro. Sì, per lavoro, promuovendo la loro azienda, i loro prodotti, la loro professionalità.
Qualora fossi uno di loro, trovi i miei contatti qui.
Magari non posso risolverti il problema al volo, ma posso dirti passo passo come ho fatto io e chissà…
Bentornato Capitano!
Carissimo Andrea, ben ritrovato!
Insoppprtabilmente Kafkiano
Bentornato amico.
Concordo, Lorenzo. Definirli kafkiani è persino troppo onorevole, in questo caso.
Ben ritrovato, hermano.